domenica 17 marzo 2013

L’attività motoria nella prevenzione dell’osteoporosi


In Italia, e nel mondo, un numero sempre crescente di soggetti è affetto da osteoporosi, ma la sua elevata prevalenza è sottovalutata, poiché tale patologia è spesso clinicamente silente finché non si manifesta la sua complicanza più importante, ovvero la frattura. Recentemente la Fondazione Internazionale per l’Osteoporosi (IOF), utilizzando come popolazione di riferimento quella del “National Health and Nutrition Examination Survey” (NHANES III), ha osservato che la prevalenza dell’osteoporosi aumenta drammaticamente con l’avanzare degli anni; per esempio, nelle donne, si passa da una prevalenza del 5% a 50 anni fino al 50% a 85 anni; mentre le proiezioni future stimano che nel 2020 circa 41 milioni di donne saranno osteoporotiche. In Italia, i dati raccolti dallo studio epidemiologico E.S.O.P.O. (Epidemiological Study On the Prevalence of Osteoporosis), del 2006 hanno fatto emergere che quasi 4.000.000 di donne sono affette da osteoporosi, e quindi a rischio di frattura, con una prevalenza di oltre il 40% al di sopra dei 60 anni. L’esercizio fisico regolare è riconosciuto come cardine dei programmi d’intervento nella gestione della “salute ossea”. Per tentare di ridurre l’impatto sanitario e sociale di una patologia per lo più asintomatica, progressiva e potenzialmente invalidante quale è l’osteoporosi, appare prioritario perseguire un approccio di promozione della salute e di sensibilizzazione della popolazione sui vantaggi collegati alla pratica regolare di attività fisica. L'osteoporosi è una malattia sistemica dell'apparato scheletrico caratterizzata da una bassa densità minerale ossea e da un deterioramento della microarchitettura del tessuto osseo. Le ossa diventano quindi più fragili e sono esposte ad un maggior rischio di frattura per traumi anche minimi. Le fratture costituiscono l'evento clinico più rilevante dell'osteoporosi, anche perché interessano con maggiore frequenza il polso, le vertebre ed il femore. Secondo i dati dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), nel 1990 si sono verificate circa 1.700.000 fratture di femore nel mondo; ne sono previste 6.300.000 per il 2050. Questi numeri pongono una sempre maggiore attenzione da parte delle organizzazioni sanitarie per identificare i soggetti a rischio e le terapie più appropriate, ma rendono anche necessaria una attenta partecipazione individuale soprattutto per quanto riguarda le attività di prevenzione. I principali interventi di prevenzione sono:
1) Assicurare adeguato apporto alimentare di calcio
2) Svolgere una regolare attività fisica
3) Correggere abitudini di vita dannose
4) Ridurre il rischio di cadute
Esiste ormai una specifica evidenza : chi pratica esercizio fisico a carico gravitazionale (esercizio in posizione eretta che impone il carico del peso del corpo) ha una massa ossea maggiore di un soggetto sedentario, e che l’aumento di massa ossea è specifico della sede scheletrica utilizzata nel movimento. Allo stesso tempo è stata dimostrata una perdita di massa ossea nel caso di riposo a letto e in assenza di gravità. L’osso è un tessuto dinamico a lento turnover. Il processo di osteosintesi, sia nella fase di crescita sia nelle età successive, durante le quali si verifica un continuo rimaneggiamento dell’osso, ha come principale meccanismo di controllo lo stimolo meccanico costituto dalle tensioni e dalle deformazioni applicate all’osso sia dal carico sia dalla contrazione muscolare. La riduzione della massa ossea che si determina con l’invecchiamento è dovuta in gran parte a una significativa perdita di attività delle cellule (osteoblasti) specificamente deputate alla formazione dell’osso. L’influenza della pratica regolare dell’esercizio fisico sul PMO (osteoporosi postmenopausale) è dimostrata: in uno studio sullo stile di vita e la densità ossea, l’attività fisica era il fattore maggiormente correlato con il contenuto minerale osseo. In generale nelle donne in premenopausa e in menopausa sono evidenziati livelli di densità minerale ossea più elevati quanto maggiore è il tempo da loro dedicato alla pratica di attività sportive di tipo ricreativo. In particolare, Grendale et al. hanno osservato valori di massa ossea, misurata a livello vertebrale e femorale, maggiori nelle donne che si dedicavano ad attività sportive di intensità più elevata, indipendentemente da età, stato ormonale, peso corporeo, apporti alimentari di calcio e abitudine al fumo di sigarette. Inoltre, gli esperti hanno potuto verificare un’analoga associazione con il grado di intensità di impegno fisico connesso con le attività domestiche; diversamente, non hanno osservato una correlazione con l’intensità dell’impegno fisico svolto durante l’attività lavorativa e nelle attività quotidiane abituali. Studi effettuati su atleti e atlete hanno confermato la maggiore efficacia di sport quali la ginnastica, gli sport di potenza, alcuni sport di squadra a elevato ritmo di gioco e nei quali sono necessarie doti di potenza e velocità (pallavolo, rugby, calcio, pallacanestro). Sono invece meno efficaci sul metabolismo osseo le discipline di resistenza e in particolare il nuoto, per effetto dell’assenza di contrasto della forza di gravità dovuto alla “spinta” di galleggiamento che si verifica nell’acqua. E’ dunque fondamentale iniziare un programma di prevenzione a partire dall’adolescenza, in modo da conseguire una crescita ossea ottimale che determinerà la salute scheletrica per il resto della propria vita, in modo da evitare o quantomeno ridurre al minimo le fratture ossee. Le fratture femorali, vertebrali e del polso rappresentano le più tipiche fratture osteoporotiche:
Frattura del femore: E’ la complicanza più importante dell’osteoporosi, poiché essa richiede nella quasi totalità dei casi l’ospedalizzazione. L’incidenza della frattura del femore aumenta in modo esponenziale con l’età in entrambi i sessi e nella maggior parte delle regioni del mondo. Questo aumento del rischio di frattura sembra essere correlato tanto alla fisiologica riduzione della densità minerale ossea, che si osserva con l’invecchiamento, quanto ad un aumento della tendenza a cadere tipico dell’età avanzata; infatti le cadute sono responsabili di almeno il 90% delle fratture femorali;
Frattura vertebrale: Solo un terzo delle fratture vertebrali sono clinicamente sintomatiche, e, una percentuale inferiore al 10% richiede l’ospedalizzazione. Soltanto in un quarto dei casi le fratture vertebrali conseguono ad una caduta; la maggior parte di esse infatti occorre in rapporto alle comuni attività della vita quotidiana. Una frattura vertebrale prevalente, anche morfometrica, aumenta il rischio di una nuova frattura vertebrale di almeno 4 volte, indipendentemente dalla massa ossea.
Frattura del polso: Sono le fratture più comuni nelle donne in epoca perimenopausale; infatti, la loro incidenza aumenta rapidamente subito dopo la menopausa, raggiungendo poi un plateau dopo i 65 anni di età. Nei maschi invece l’incidenza resta costante tra i 20 e gli 80 anni di età.
Nel caso di individui affetti da osteoporosi, l’esercizio fisico regolare svolge un ruolo ben più importante del già considerevole beneficio relativo all’aumento della massa ossea, in quanto è altresì capace di ridurre le manifestazioni dolorose delle patologie osteoarticolari tipiche delle età più avanzate, di migliorare l’equilibrio e l’abilità di movimento, soprattutto nei cambiamenti di postura, favorendo in tal modo una riduzione del rischio di cadute e di fratture e più in generale una migliore qualità della vita. In generale, il carico di lavoro prescritto nel programma di attività fisica deve essere graduale e incrementato progressivamente, praticato quante più volte possibile nella settimana, e ciascuna “seduta di allenamento” deve prevedere una fase iniziale di riscaldamento, una fase centrale di esercizio fisico più propriamente detto, e una fase finale di defaticamento. La fase di riscaldamento, che precede l’impegno fisico, deve prevedere una fase di lavoro “generale” inteso a preparare il corpo al lavoro più specifico delle fasi successive; una parte di questa fase va dedicata alla ginnastica di allungamento (stretching), che deve essere programmata nella parte iniziale e finale di ogni seduta per favorire la mobilità dei capi articolari e la distensione delle strutture muscolo-tendinee. La parte centrale della seduta di allenamento deve mirare all’incremento dell’efficienza e della capacità di lavoro dei grandi apparati, in particolare gli apparati cardiocircolatorio, respiratorio e muscolo-scheletrico, senza tralasciare la possibilità di favorire un incremento della massa muscolare attraverso l’utilizzo di piccoli attrezzi in grado di stimolare la forza muscolare. Il programma motorio, quindi, va iniziato con carichi e stimoli sottomassimali, ma comunque in grado (stimolo allenante) di indurre un aumento della frequenza cardiaca pari almeno al 50-60% del valore massimo teorico. E’ importante sottolineare che nei soggetti osteoporotici vanno evitati i carichi ad alto impatto, i movimenti improvvisi e/o esplosivi, la torsione e flessione del tronco e gli esercizi addominali dinamici. Affinché lo stimolo indotto dall’esercizio fisico sia osteogenico e rimodellante, il carico meccanico scheletrico deve essere:
• Superiore ad una soglia minima efficace, anche se un eccesso di sollecitazioni produce un osso con minore resistenza biomeccanica;
• Applicato in maniera dinamica intermittente, non statica;
• Applicato in compressione (forza di gravità) ed in trazione (contrazione muscolare);
• Eseguito ad alta velocità con numerose ripetizioni;
• Di breve durata, ma frequente con periodi di riposo tra le sessioni, per evitare la desensibilizzazio-ne del sistema di trasduzione meccanica dell’osso
al carico protratto;
• Sito-specifico: l’adattamento osseo alle sollecitazioni meccaniche è principalmente locale, per cui è opportuno allenare specificatamente le regioni scheletriche da rinforzare (ad es. i siti più esposti a fratture da osteoporosi: rachide, collo femore, polso).  

Fonti immagine : conoscereperdecidere.blogspot.com 

sabato 16 marzo 2013

Scherma in carrozzina : storia, screening tests e categorie



1.Storia della scherma in carrozzina

La nascita della scherma in carrozzina risale al 1953 ed è immediatamente successiva a quella dello sport in generale praticato dagli atleti disabili, quale strumento riabilitativo e di recupero degli invalidi della seconda Guerra Mondiale, attuato dal Professor Ludwig Guttman già dal 1948 in Inghilterra, paese che ha dato i natali al movimento paralimpico internazionale. La scherma in carrozzina, dunque, è sempre stata nel programma gare dei Giochi Paralimpici estivi fin dalla prima edizione di Roma 1960 ed è stata, anche in Italia, una delle prime discipline ufficiali del Comitato Italiano Paralimpico, praticata già prima degli Anni '60 in seno al Centro Paraplegici di Ostia dell'Inail, diretto dal Professor Antonio Maglio, Padre della Sport Terapia. La scherma in carrozzina non perde minimamente l'aurea di fascino e nobiltà che circonda questo sport. Anzi, a detta di esperti, la tecnica impiegata da questi atleti è perfino superiore a chi ha la possibilità di utilizzare gli arti inferiori. Questo è il risultato della particolare posizione che gli atleti disabili assumono in pedana. La carrozzella non è libera di muoversi, ma viene fissata a terra in posizione ortogonale alla pedana, più o meno in mezzo alla stessa. Questo, ovviamente, impedisce di muoversi avanti o indietro. I contendenti saranno, quindi, sempre a tiro e l'intensità dell'incontro sarà diversa e maggiore da un match tra normodotati. Nella scherma tradizionale, anche i più profani notano che il movimento delle gambe è fondamentale per schivare il colpo o per affondarlo, nonché per prendere attimi di pausa e respiri profondi. Nella versione per disabili, gli sfidanti non hanno modo di respirare affatto: l'unica parata che dà sicurezza deve assolutamente essere seguita da un contrattacco. Non si può indietreggiare o prender tempo, un attimo di riflessione viene pagato molto di più che in una competizione tra normodotati. E' questa velocità e questa mancanza di tregue che fanno della scherma in carrozzina uno sport avvincente ed emozionante.
2.Scherma e disabilità

Lo sport si configura come un potente strumento per migliorare la qualità della vita non solo dal punto di vista fisico ma anche e soprattutto da quello psicologico. Diversi studi hanno infatti evidenziato le proprietà “terapeutiche” dell’attività sportiva palesando come essa permetta di ottenere benefici di diversa natura. Prescindendo da quelli di evidente ritorno, quali la migliore efficienza delle funzioni fisiologiche ed organiche, dal punto di vista psicologico sono molti i benefici: si va dall'accrescimento dell’autostima all'aumento della fiducia in se stessi, dalla socializzazione all'incremento dell’autoefficacia. Lo sport per diversamente abili fa riferimento ad una realtà in notevole incremento e si configura come un efficace strumento per migliorare la qualità della vita. Per un disabile, praticare uno sport è un modo per mettere in luce e sviluppare le proprie abilità residue, incrementando anche quelle capacità personali e sociali che permettono una maggiore espressione di sé. Non va dimenticato che la pratica sportiva ha anche un’importante valenza relazionale e socializzante e si configura, dunque, come un forte strumento di integrazione sociale. Mediante lo sport è possibile effettuare un intervento su diverse dimensioni cruciali al fine dell’incremento del benessere (evidenziando così numerosi punti di contatto con gli obiettivi che vengono promossi dagli interventi riabilitativi). Si fa in sostanza riferimento ad un intervento che agisca sulle capacità residue che non mortifichi il deficit ma sviluppi le potenzialità del soggetto. Lo sport, inoltre, permette di effettuare un intervento incentrato sulle capacità residue dei soggetti, dunque effettuato non mortificando il deficit ma sviluppando le potenzialità. Da un’indagine svolta a Palermo presso la sede in cui si svolgono attività schermistiche per soggetti in carrozzina: Villa delle Ginestre, un centro per la diagnosi, cura e riabilitazione dei Medullolesi spinali, è emerso che sembra plausibile supporre che la scherma offra ai soggetti la possibilità di sperimentarsi in situazioni nuove, nelle quali sentirsi capaci e soddisfatti. Nonostante venga percepita la difficoltà della disciplina, infatti, i soggetti sembrano dimostrare l’utilità della scherma ai fini dell’incremento della capacità di mettersi alla prova e di competere con se stessi e gli altri non lasciandosi abbattere dalle difficoltà: dalle risposte fornite emerge che la pratica della scherma e la partecipazione alle competizioni abbia contribuito ad aumentare la fiducia in se stessi ed i sentimenti di forza e sicurezza. Ciò è molto importante poiché sembra un chiaro segno di apertura alla possibilità di sperimentarsi in comportamenti volti all'autonomia.

                                 3.Aspetti tecnici della scherma in carrozzina
Le competizioni sono divise per arma (fioretto, spada e sciabola) e per sesso, esattamente come quelle della scherma in piedi. La differenza sostanziale sta nella pedana che per gli schermidori disabili fissa le carrozzine per mezzo di ganci che scorrono su binari permettendo così l'avvicinamento o l'allontanamento degli atleti prima dell'assalto. La distanza tra i due schermidori viene determinata dall'atleta con il braccio più corto che, disteso armato, deve incontrare quello armato dell'avversario in un determinato punto. Le misure cambiano a seconda del tipo di arma. La scherma in carrozzina è praticata soltanto dagli atleti con disabilità fisiche (amputati, paraplegici, tetraplegici e les autres).
3.1 Le armi

Il fioretto_ E' un'arma di punta. Il bersaglio valido è il busto, se la stoccata è portata al di fuori del giubbetto elettrico che determina il bersaglio valido l'azione viene comunque arrestata. Il fioretto è un'arma convenzionale, ovvero l'atleta che per primo acquisisce la priorità d'attacco ha ragione sull'avversario, che per difendersi dall'azione offensiva dell'attaccante, dovrà neutralizzare l'attacco con un gesto difensivo (parata), e successivamente contrattaccare (risposta).
La spada_ E' un'arma di punta. Il bersaglio valido è tutta la parte superiore del corpo dello schermidore. Il limite inferiore del bersaglio è come quello definito per la sciabola e comprende ogni parte del corpo al di sopra di una linea orizzontale tracciata tra le due parti superiori delle piegature fra cosce e tronco dello schermidore in posizione di guardia. La parte inferiore del corpo e la carrozzina sono coperte da una mantellina elettrificata che le isola, non facendo suonare l'apparecchio elettrico. Nella spada non vige la convenzione schermistica, per cui il punto è dell'atleta che prima tocca l'avversario
La sciabola_ E' un'arma di punta, taglio e controtaglio. Il bersaglio valido è tutta la parte superiore del corpo dello schermidore, delimitata da un giubbetto elettrico e da una maschera elettrificata. La sciabola è un'arma convenzionale, ovvero l'atleta che per primo acquisisce la priorità d'attacco ha ragione sull'avversario, che per difendersi dall'azione offensiva dell'attaccante, dovrà neutralizzare l'attacco con un gesto difensivo (parata), e successivamente contrattaccare (risposta).
La “Convenzione schermistica” (Applicabile solo al Fioretto ed alla Sciabola) sostiene che l’atleta che per primo acquisisce la priorità di attacco ha ragione sull'avversario che, per difendersi dall'azione offensiva dell’attaccante,dovrà cercare di neutralizzare l’attacco con un gesto difensivo (parata) e successivamente ad andare a stoccata (risposta).
                                                   4.Le categorie e i test
Il criterio usato per la classificazione di un atleta è prettamente funzionale: in base ad una serie di test specifici, viene riconosciuto un livello di classificazione grazie al quale atleti con diverse abilità, ma relativa parità funzionale, potranno gareggiare insieme (metodo integrato). Nei test vengono effettuate prove funzionali consistenti in una valutazione dell’abilità del busto di flettersi, estendersi ed inclinarsi frontalmente e lateralmente con o senza l’uso dell’arma, compiendo gli stessi gesti tecnici della Scherma.



Categorie (Classificazione specifica per la Scherma)

Vi è una classificazione a seconda del tipo e la portata della disabilità degli schermidori. Il sistema di classificazione consente agli schermidori di competere contro altri con un analogo livello di funzionalità. La scherma ha tre classi:

Categoria C: atleti tetraplegici
Categoria B: atleti paraplegici non deambulanti
Categoria A: atleti con paraplegie basse, deambulanti, amputati, emiplegici, spastici

Fonte immagini : www.sienafree.it , www.schermabresso.it 

mercoledì 13 marzo 2013

I benefici dell'esercizio fisico

Il movimento
Il movimento  è una tra le più importanti funzioni organiche dell’uomo. La vita dell’uomo si manifesta tramite il movimento quando ci spostiamo nello spazio( camminare , andare in bicicletta , correre )  e quando provvediamo ai nostri bisogni essenziali ( mangiare , bere,). Capita che ci muoviamo nel sonno e quando ciò non succede  il nostro battito cardiaco e i nostri atti respiratori non conoscono stasi o interruzione. Esiste anche movimento nel mantenimento di posizioni statiche che apparentemente non lo denotano. Per esempio , quando siamo “ fermi ”  in stazione eretta , o seduti , possiamo fare ciò  grazie alle contrazioni statiche di alcuni distretti muscolari  i quali , per consentire il mantenimento della posizione , si mettono in tensione in modo da potersi opporre alla forza di gravità. Benessere e qualità della vita  umana dipendono da diversi fattori;  la corretta gestione delle attività di movimento è uno di questi perché il nostro corpo è fatto per muoversi. Un buon equilibrio tra attività mentale e attività fisica è una condizione essenziale per il benessere fisico. Statisticamente , circa due terzi degli italiani conducono una vita sedentaria e molte problematiche che interessano adulti e anziani dipendono dalla ipocinesia o carenza di movimento. Gli effetti positivi del movimento su alcune parti del nostro corpo , sull’umore e sul cervello sono noti da anni; le ultime ricerche condotte in Italia e in America confermano e consigliano una vita che metta in grande considerazione l’attività fisica. Tanti sono gli effetti di una attività motoria costante con intensità moderata e protratta nel tempo.Sulle ossa , l’esercizio fisico svolge l’importante azione preventiva di ritardare l’invecchiamento e di aiutare a combattere l’osteoporosi rendendo il tessuto osseo più elastico e meno fragile. Sulle articolazioni, l’esercizio fisico mantiene in attività  tutte quelle necessarie per vivere ( ginocchia , gomiti , caviglie , spalle , anche ) prevenendo e curando l’artrite. Sul cuore , il movimento negli individui attivi diminuisce il rischio di infarto e tutto l’apparato cardiocircolatorio ha una migliore  funzionalità. Inoltre , l’esercizio fisico previene e cura l’ipertensione . I muscoli grazie all’esercizio riescono a mantenere un buon tono , quindi riescono a sorreggere il peso del corpo e a fare svolgere una vita senza eccessiva fatica e dolori. L’eccesso di colesterolo e la presenza di diabete mellito  possono essere prevenuti  con l’esercizio fisico. Infatti , studi recenti dimostrano come è possibile aumentare il cosidetto “ colesterolo  buono” ed eliminare quello dannoso per l’organismo assieme agli acidi grassi. Da queste considerazioni risulta che il movimento umano è considerato una vera e propria medicina naturale senza effetti collaterali.
Il fatto di sentirsi sempre in una buona forma fisica , attivi e pieni di vita contribuisce alla crescita della fiducia nei mezzi a disposizione e della nostra autostima. Trovare uno sportivo che soffra di crisi depressive è molto difficile. Chi fa sport e lo fa con piacere ( in psicologia si parla di autostima intrinseca ) è quasi sempre allegro e disponibile con gli altri. Gli studi sull’evoluzione del bambino hanno dimostrato inconfutabilmente che nell’età dello sviluppo le attività di movimento producono effetti positivi su intelligenza , interazione sociale, sviluppo del carattere e dell’affettività.  
Funzioni dell’esercizio fisico
Numerose ricerche scientifiche confermano il ruolo del movimento nel favorire  fin dalla nascita lo sviluppo delle capacità percettive e cognitive. Le esperienze motorie portano il bambino a conoscere e a sperimentare il rapporto con l’ambiente  ed hanno un ruolo decisivo nello sviluppo della capacità di percezione , cioè l’elaborazione delle informazioni sensoriali proveniente dall’esterno del nostro corpo ( visive , uditive ) , dalla sua superficie ( tattili) e dall’interno ( propriocettive).
Richard Held e Alan Hein hanno dimostrato come  2 gattini con lo stesso patrimonio genetico e cresciuti nell’identico ambiente assumevano comportamenti motori , dipendenti dal controllo visivo , completamente diversi tra loro dopo solo dieci giorni dalla nascita. Questo avveniva perché uno dei due aveva affrontato i primi dieci giorni con libertà totale di movimento e aveva potuto affinare attraverso la percezione visiva una modalità normale di adattamento all’ambiente , mentre l’altro  era vincolato dal punto di vista motorio da un meccanismo passivo che lo muoveva e quando è stato liberato si comportava come se fosse stato cieco.
Le sollecitazioni sensoriali tattili , visive e uditive provocate dall’azione stimolano e sviluppano i processi cerebrali i quali sono alla base della costruzione della memoria e di altre funzioni mentali. Organizzazione e coordinazione di movimenti nuovi sollecitano le capacità di  combinazione , successione temporale  e organizzazione spaziale che sono importanti e determinanti per il controllo dei movimenti  e sono forme di organizzazione mentale. La consapevolezza delle percezioni del proprio corpo , dello spazio e del tempo aumenta l’attività conoscitiva ed immaginativa e sviluppa le capacità di osservazione  e di comprensione del reale. La strutturazione delle competenze linguistiche ed espressive viene influenzata dalle esperienze motorie che , nel bambino attivo e sicuro di sé , si manifestano con la comparsa a tempo debito delle tappe di acquisizione del linguaggio( lallazione , parole , olofrasi , frasi nucleari , frasi espanse , ecc …). La sollecitazione degli stati emotivi promuove l’atto motorio volitivo ed in particolare alle esperienze legate al gioco senso motorio . Da ciò consegue un coinvolgimento spontaneo e naturale in situazioni emotivo – effettive differenti che nel corso dello sviluppo aiutano il bambino a interagire in modo positivo con gli altri , a capire la necessità delle regole e l’importanza di valori morali come il senso di giustizia , l’accettazione e il rispetto dell’altro , l’aiuto spontaneo. Il movimento ha un ruolo preventivo e di cura di alcuni squilibri dell’affettività derivanti da complessi di inferiorità e da frustrazioni.
Il movimento produce effetti su tutte le parti dell’organismo umano e la sua carenza o mancanza si ripercuote in modo negativo su tutta la persona. Gli effetti sono differenti  per quanto riguarda quantità e qualità in base all’età del soggetto. Si hanno effetti che  favoriscono lo sviluppo delle principali funzioni organiche in età evolutiva , altri che facilitano la conservazione dell’efficienza fisico- motoria nell’età adulta , altri ancora aiutano a prevenire e a ritardare il processo di invecchiamento in tarda età adulta e in età anziana.Nel periodo evolutivo , adeguate esperienze motorie possono influire positivamente sulla struttura morfologica dell’apparato osseo. Durante l’attività fisica  le ossa sono sottoposte a sollecitazioni che vanno a stimolare la deposizione di nuove fibre ossee e di sali minerali. L’aumento della circolazione sanguigna favorisce la nutrizione e il rifornimento di calcio. I fenomeni fisiologici sopra citati  fanno di colui che si muove un atleta con ossa più dense e forti rispetto al sedentario.
Altri importanti effetti dell’esercizio fisico sono lo sviluppo in larghezza dell’osso e lo sviluppo in lunghezza. Lo sviluppo in larghezza dell’osso è favorito dalle trazioni esercitate dai muscoli sull’apparato scheletrico. Lo sviluppo in lunghezza dell’osso è favorito dall’aumento di produzione di  nuove cellule a livello dell’epifisi e va a influire  sulla natura dell’individuo. L’influenza dell’esercizio fisico sulla produzione di tre ormoni , paratormone , calcitonina e GH ( o ormone della crescita) , ha effetti a livello osseo : allungamento , rigenerazione del tessuto osseo , un più efficace metabolismo del calcio e del fosforo con ripercussioni positive sugli osteoblasti.
L’apparato articolare trae dall’esercizio fisico benefici :
- Mantenimento fisiologico della mobilità articolare  funzionale alle abitudini motorio- sportive dell’individuo ;
- Irrobustimento articolare e maggiore stabilità dell’articolazione ;
- Aumento o recupero della mobilità articolare ;
- Prevenzione dei processi degenerativi a carico delle articolazioni e ritardo nell’invecchiamento dell’apparato articolare.
Nel corso della vita le strutture articolari vanno incontro a processi di modificazione  del grado di mobilità e ampiezza articolare che dipendono da fattori ormonali e da abitudini di movimento prevalentemente legate all’età. Nei primi anni di sviluppo le articolazioni principali sono dotate di buona flessibilità e di moderata estensibilità maggiormente a carico delle articolazioni del bacino , dell’anca , delle ginocchia , delle spalle. In età preadolescenziale e adolescenziale un buon mantenimento della mobilità articolare consente movimenti fluidi ed eleganti e la prestazione sportiva ne trae beneficio. L’intervento deve essere mirato e potenziato soprattutto nel periodo puberale  per un maggior incremento della forza muscolare che tende a ridimensionare e a limitare l’elasticità dei muscoli e mobilità articolare. La regressione dell’ampiezza articolare inizia in età adulta e continua in età anziana soprattutto se le articolazioni del corpo non sono utilizzate al limite della massima ampiezza fisiologica. I regressi più significativi si hanno in quelle articolazioni verso cui non vi è sollecitazione motoria adeguata. In questo caso le articolazioni subiscono un processo sulla limitazione della mobilità che può portare a rigidità articolare e ad anchilosi , fenomeno in cui le superfici articolari hanno la tendenza a saldarsi completamente . E’ da precisare il fatto che la rigidità articolare può dipendere anche da problemi legati alla componente muscolo – tendineo – legamentoso.
Grazie all’esercizio fisico l’apparato muscolare subisce importanti modificazioni. Il tono posturale , grado di tensione muscolare che consente di assumere e mantenere le posizioni del corpo nello spazio e i rapporti articolari tra segmenti corporei in opposizione alla forza di gravità , viene tenuto in allenamento dai movimenti del corpo e risulta essere carente solo in quei periodi dell’età dello sviluppo che viene chiamato  con il nome di proceritas o di allungamento staturale dove i muscoli subiscono situazioni di ipoplasia o eccessivo allungamento. Gli effetti dell’attività motoria in modo continuativo sull’apparato muscolare sono :
-      Mantenimento del tono posturale  ;
-      Ipertrofia funzionale ed incremento della forza , del lavoro e della potenza ;
-      Mantenimento della lunghezza fisiologica del muscolo per il compimento della motricità abituale e utilitaria ;
-      Mantenimento e miglioramento della morfologia del corpo con beneficio estetico ;
-      Aumento della funzionalità muscolare  grazie a una migliore e maggiore capillarizzazione ed ossigenazione , un aumento di sostanze ergastiche e di glicogeno.
L’atleta che si allena con uno sforzo continuativo e prolungato nel tempo presenta un cuore modificato nella forma. In questo caso si parla  del famoso cuore d’atleta con una conformazione sferica. Questa particolare conformazione cardiaca consente di ospitare più sangue nelle cavità cardiache ( ipercadiovolume ) e di spingerlo  con maggiore efficacia grazie all’irrobustimento del miocardio. L’attività motoria regolare e continuata partecipa al mantenimento della funzionalità cardiaca e ha un ‘ azione  preventiva per le malattie cardiocircolatorie. Aumento di volume delle cavità cardiache e ispessimento delle pareti del cuore sono condizioni che permettono l’invio di una maggiore quantità di sangue ad ogni sistole ( aumento gittata sistolica) andando , così , ad aumentare  la portata cardiaca. Ciò provoca nell’individuo a riposo una diminuzione di pulsazioni dando luogo al fenomeno della brachicardia. Gli effetti dell’attività motoria a livello cardiocircolatorio sono :
-      Miglioramento dei tempi di recupero dopo lo sforzo ; il soggetto recupera il ritmo cardiaco di riposo più velocemente del sedentario ;
-      Miglioramento  del nutrimento del cuore grazie alla vascolarizzazione miocardica talmente che i capillari che portano sostanze nutritive e ossigeno al muscolo cardiaco , aumentano di numero e di volume ;
-      Riduzione della pressione sanguigna nei soggetti che praticano attività motoria in modo regolare.
L’apparato circolatorio assieme al muscolo cardiaco aumenta la propria funzionalità ; con l’aumento della quantità di emoglobina il sistema è in grado di fissare una maggiore quantità di ossigeno e di aumentare quantitativamente le sostanze nutritive trasportate in periferia e ad eliminare più velocemente le scorie prodotte dalla contrazione. Per lo studioso americano Delp il movimento permette all’EDRF( endothelium – derived relaxing factor ) , sostanza prodotta dall’ endotelio , di essere più efficace nel favorire la vasodilatazione arteriosa sopratutto delle coronarie diminuendo ,  così ,  il rischio di infarto.Ulteriori effetti legati al movimento sono : aumento del consumo degli acidi grassi  , riduzione del tasso di colesterolo , incremento delle lipoproteine HDL e calo delle LDL con conseguente riduzione dei trigliceridi e dei fenomeni di aggregabilità piastrinica  che sono considerati minacce per i cardiopatici.
La maggiore richiesta di ossigeno da parte dell’apparato locomotore porta a un aumento della ventilazione polmonare . Polmoni , bronchi , e vie respiratorie non subiscono una modificazione della dimensione ma si ha un aumento della loro funzionalità grazie al soggetto che impara a utilizzarli in modo migliore. Gli effetti positivi dell’esercizio fisico a livello respiratorio sono:
-      Riduzione dei tempi di recupero dopo sforzo che si manifesta , in colui che fa attività fisica abituale , nel minor tempo impiegato per tornare agli atti respiratori normali ;
-      Scomparsa o comparsa ritardata del “ fiatone “ dovuto all’esigenza fisiologica di un immediato aumento della ventilazione polmonari nei momenti di inizio di un’attività prolungata moderatamente intensa ;
-      Diminuzione della frequenza  respiratoria sotto sforzo e a riposo ;ù
-      Aumento del tempo di apnea ;
-      Minor dispendio energetico a carico dell’apparato muscolare con il compito di permettere gli atti respiratori ; chi fa esercizio fisico consuma di meno per respirare e quindi convoglia le energia verso quei settori impegnati direttamente nell’attività ;
-      Aumento dell’efficienza diaframmatica e degli atri muscoli respiratori che uniti all’aumento di mobilità della gabbia toracica comporta una maggiore capacità vitale o quantità di aria che può essere emessa dopo espirazione forzata . La capacità vitale è indice di funzionalità respiratoria.
Inoltre è importante citare alcune ricerche e alcuni dati che confermano le influenze dell’esercizio fisico  su fattori di rischio e sulla salute. Alcune ricerche hanno ipotizzato che una scarsa condizione fisica sia  una causa di rischio pari  al fumo di sigaretta  , pressione o del colesterolo. Il rischio relativo (RR) di morte associato alla perdita della fitness cardiovascolare è più grande o simile al RR associato al fumo di sigaretta , ipercolesterolemia , ipertensione , familiarità per malattie coronariche e iperglicemia a digiuno. Soggetti inattivi  hanno  un rischio relativo  di sviluppare malattie coronariche simile al rischio relativo  associato a fumo di sigaretta , ipertensione e ipercolesterolemia.
Si è notato come soggetti  con un livello moderato o alto di fitness cardiorespiratoria (FCR) hanno un rischio di mortalità inferiore rispetto a chi è sedentario o a chi ha un livello basso di FCR. L’effetto dell’attività fisica sul RR di morte è stato studiato nelle diverse fasce di età. Lo studioso Kaplan con i suoi collaboratori  ha dimostrato come l’esercizio fisico ha un effetto sul RR di morte sia nei giovani che negli anziani. Dalla ricerca è emerso come un’attività intensa  e moderata vada a ridurre  il rischio assoluto anche in età avanzata. Sembra che sia l’attività fisica moderata che l’attività fisica intensa abbiano un ‘azione protettiva fino ai 50 anni , l’attività intensa  abbia un ‘azione protettiva  fino ai 70 anni  e che l’attività moderata sia protettiva oltre gli 80 anni. 
Grande parte degli studi sulle malattie cardiovascolari ( CVD) ha  dimostrato  l’influenza dell’esercizio fisico  sulla mortalità per CVD. Sette studi di corte sono andati a valutare  l’associazione esercizio fisico /  rischio totale di CVD  considerando anche  le varie manifestazioni. Da dati recenti centrati sulla stima diretta della FCR , sembra che vi sia un rapporto inequivocabile rapporto inverso tra FCR e riduzione della mortalità per CVD. Sembra che questa riduzione sia proporzionale a un aumentato livello di fitness e / o aumentata quantità di attività fisica.
Esiste una forte e inversa correlazione tra attività fisica e malattie coronariche ( CHD , Coronary Heart Disease ) anche se l’esercizio può aumentare transitoriamente il rischio in soggetti con stati avanzati di arterosclerosi coronaria. Studi che sono andati a valutare la FCR hanno dimostrato una relazione inversa con le malattie coronariche . In uno studio è emerso che gli uomini inattivi erano più predisposti a infarti emorragici  rispetto agli attivi; inoltre l’attività fisica era correlata a un minor rischio di infarti ischemici nei fumatori ma non nei non fumatori. Esistono molti studi su attività fisica e  sviluppo di ipertensione . Questi studi dimostrano un rischio ridotto del 19-30% nei maschi attivi di sviluppare ipertensione nei 14 anni seguenti . Le stesse percentuali sono state stimate per le donne.  La FCR sembra essere collegata a un ridotto rischio di sviluppare ipertensione anche quando viene corretta per sesso , età  , pressione basale e BMI , con un rischio del 52 % per coloro che hanno una bassa FCR. Studi longitudinali su uomini coronaropatici hanno dimostrato che l’allenamento di endurance , associato  a  dieta con basso contenuto di colesterolo e a correzione di altri fattori di rischio  per CVD , può aiutare alla prevenzione della progressione o alla riduzione di gravità dell’arterosclerosi delle arterie.
L’esercizio fisico può ridurre le probabilità di attacchi ischemici coronarici ( angina pectoris ). Sembra che questa riduzione sia dovuta a  una maggiore capacità di  aumentare il flusso coronarico e a una maggiore efficienza nell’estrazione di ossigeno . Il primo adattamento è un aumento del diametro delle principali arterie coronarie , secondariamente vi è neoformazione di vasi. Inoltre sembra che l’esercizio aumenti il controllo del flusso sanguigno e la sua distribuzione  , diminuendo così la possibilità di spasmi.L ‘esercizio di endurance riduce gli eventi trombotici aumentando la rottura enzimatica dei trombi e diminuendo l’adesività e aggregazione piastrinica.
L’esercizio fisico può ridurre il rischio di fibrillazione ventricolare in soggetti sani e cardiopatici , andando ad aumentare così la disponibilità e la richiesta di ossigeno e riducendo l’attività del sistema nervoso simpatico.
Vi sono parecchie e ben qualificate evidenze sulla relazione tra inattività fisica e NIDDM (diabete mellito non insulino- dipendente) .Molti studi cross sectional hanno dimostrato che l’inattività fisica è  associato allo sviluppo di IGT ( Imparied Glucose Tolerance ) e di NIDDM . Esistono anche studi prospettici che dimostrano il ruolo protettivo dell’attività fisica nei confronti dello sviluppo di NIDDM. L’esercizio fisico è un potente stimolatore del trasporto di glucosio insulino indipendente e potenzia nello stesso tempo  l’azione dell’insulina. Tale effetto permane anche dopo giorni dall’esercizio. Sembra che la contrazione muscolare vada a stimolare la traslocazione di GLUT4 sulla membrana tramite meccanismi diversi da quelli insulinici. Si ipotizza che la contrazione muscolare vada a stimolare il trasporto di glucosio attraverso l’aumento  citoplasmatico di calcio  (++) .
L’ American College of  Sports  Medicine (ACSM)  raccomanda un esercizio aerobico moderato la maggior parte dei giorni della settimana , unito a esercizi con sovraccarichi 2 volte alla settimana. . Queste raccomandazioni sono state percepite anche dal Centers for Disease Control and Prevention and the American Association.


Fonti 
www.fitnessa360.com
-Casolo Francesco - Lineamenti di teoria e metodologia del movimento umano- V&P Università- 2002.
-Antonio Paoli , Marco Neri – Principi di metodologia del fitness – Elika editrice -2010


Ipobaropatie, ipossia ipossica e meccanismi di compenso

Le ipobaropatie sono delle condizioni di sofferenza che si determinano nel nostro organismo in situazioni di pressione ambientale inferiore a quella atmosferica. Infatti, a elevate altitudini la pressione atmosferica si riduce con conseguente riduzione della PO2 alveolare. Quando la PO2 alveolare si abbassa fino al valore di 50 mm Hg, e ciò avviene a un'altitudine di circa 4.000 metri, si riduce anche la percentuale di Hb saturata, comportando una ridotta cessione di O2 ai tessuti. I tessuti dunque, vanno incontro a una condizione detta ipossia ipossica, caratterizzata da nausea, cefalea, stanchezza, sonnolenza, coma e morte. Lo stato ipossico attiva i chemocettori ( corpi carotidei ) che inducono iperventilazione che favorisce l'eliminazione di CO2 con innalzamento del Ph, causando cosi alcalosi respiratoria. L'improvvisa riduzione della concentrazione di CO2 libera ioni idrogeno dai tamponi tissutali che minimizzano l'alcalemia riducendo il bicarbonato plasmatico. L'aumentata produzione di acido lattico e di acido piruvico abbassa il bicarbonato serico ed eleva la concentrazione plasmatica dei corrispondenti anioni. Esistono due tipi di alcalosi respiratoria, la forma acuta e quella cronica: la forma acuta non è compensata dai meccanismi renali ed è quindi più sintomatica, mentre la forma cronica è più spesso compensata dai meccanismi renali. Fra 0 e 2.000 m l'ipossia non determina modificazioni ne a riposo ne da sforzo (zona indifferente); fra 2.000 e 4.000 m aumenta la frequenza di ventilazione, compare tachicardia e si presenta una certa euforia con incapacità decisionale soprattutto da sforzo (zona di compensazione completa); fra 4.000 e 6.000 m compaiono disturbi neuropsichici già a riposo con errori di calcolo ed orientamento (zona di compensazione incompleta); oltre i 6.000 m inizia la zona critica in cui vi è solo una riserva di tempo oltre il quale il soggetto può subire danni irreversibili fino alla morte: 7.000/5', 8.000/3', 9.000/1,5', 10.000/1', 11.000/45", 12.000/30", 14.000/15".

Quali sono i meccanismi di compenso del nostro organismo ?

-Meccanismi di compenso immediati: increzione di catecolamine con broncodilatazione, tachipnea e tachicardia
- Meccanismi di compenso a distanza di ore : il rene elimina bicarbonati e porta il pH a valori normali, ma si riduce la capacità tampone del soggetto con sviluppo di acidosi metabolica ed aumento della sensibilità dell'area chemiosensitiva centrale alla PCO2 (la PO2 non stimola i glomi carotidei finchè non scende sotto i 50-60 mm Hg).
- Meccanismi di compenso a distanza di giorni: poliglobulia con aumento dell'emoglobina e dell'ossigeno trasportato per unità di sangue.

Fonti immagine : www.montagna.tv

Cos'è l' Attività Motoria Adattata

L' Attività Fisica Adattata,  meglio nota con la sigla APA, dall’inglese “Adapted Physical Activity” o dal francese “Activité Physique Adaptée”, è una materia interdisciplinare che comprende l’educazione fisica, le discipline sportive, la riabilitazione funzionale e le scienze motorie al servizio delle persone in difficoltà. Lo sport adattato comprende tutte quelle discipline che vengono ideate per coloro che presentano dei bisogni particolari. Alla luce di questa definizione, se consideriamo la pallacanestro uno sport “normale”, possiamo definire la pallacanestro in carrozzina uno sport adattato. L’adattamento dell’attività motoria e sportiva per le persone disabili è fatto abbastanza recente. L’idea nacque negli anni ‘40, nell’ambito della riabilitazione. L’iniziatore fu Ludwig Guttman (1899 – 1980), neurochirurgo, direttore del National Spinal Injures Centre dell’ospedale Stoke Mandeville, vicino a Londra, il quale, operando con soldati reduci della seconda guerra mondiale, invalidi più o meno gravi, si rese conto dell’importanza della pratica motoria e sportiva per la loro riabilitazione. Guttmann ebbe il grande merito di comprendere il vantaggio della collaborazione attiva del paziente nella riabilitazione, soprattutto per la prevenzione e la terapia delle “affezioni satellite” che affliggono il mieloleso, quali la depressione, le patologie urinarie, le piaghe da decubito, ecc. Grazie allo sport i pazienti di Gutmann rinforzarono non solo la muscolatura delle braccia e delle spalle, raggiungendo risultati di molto superiori a quelli della chinesiterapia, ma ritrovarono anche la voglia di vivere e la volontà di essere attivi. Il Consiglio d’Europa,  istituì un apposito gruppo di studio che stilò nel 1984 la Carta Europea dello sport per tutti, in cui si sottolineò il valore sociale dell’accessibilità alla pratica sportiva da parte dei disabili; in essa si affermò, infatti, che: “l’accessibilità nella pratica sportiva da parte di utenti (pubblico e atleti) portatori di handicap diviene sempre più condizione indispensabile per fare dello sport un servizio ed un fenomeno rispondente alle attese della società”. A Berlino nel 1986 fu data la prima vera definizione di APA, ovvero : ogni movimento, attività fisica o sport che può essere praticato da individui limitati nelle loro capacità da deficit fisici, psicologici, mentali o da alterazioni di alcuni grandi funzioni. Alla base di tale pratica vi era l’idea che ciò che può essere fatto deve corrispondere alle reali capacità del soggetto, e che si debba partire da lui e dalle potenzialità residue del disabile. Attualmente il concetto di APA si è ulteriormente ampliato, considerando tutti gli adattamenti utilizzati sia per la popolazione dei disabili sia per tutte le categorie di soggetti con problemi speciali: anziani, malati organici (diabetici, asma, obesi, anoressici ecc.), fino a comprendere soggetti che si trovano in situazione di disagio e di esclusione sociale, quali detenuti, malati di Aids, ecc. Tale elenco è destinato probabilmente ad arricchirsi ulteriormente, includendo le nuove categorie che via via si verranno a formare, quali, ad esempio, i bambini piccoli o degenti in ospedale, ecc. Per quanto riguarda le discipline sportive, accanto a sport tradizionali adattati come il basket e l’atletica leggera in carrozzina, abbiamo anche sport di nuova invenzione come, per esempio, il Torball per ipovedenti e non vedenti.o il Baskin (basket integrato), creato per far giocare insieme persone normodotate e disabili. 

Fonte: L'attività fisica adattata - Marisa Vicini
Fonte immagine : www.altarezianews.it

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